I COSTI PER LA POTATURA DI ALBERI CHE INSISTONO SU SUOLO ESCLUSIVO POSSONO RICADERE SU TUTTI I CONDOMINI SE LE PIANTE SONO FUNZIONALI AL DECORO DELL'INTERO EDIFICIO

CASSAZIONE 18 APRILE 1994, N. 3666
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA CIVILE
 
Composta dagli Ill.mi Sigg. Magistrati:
Dott. Mauro SAMMARTINO - Presidente
Dott Vittorio VOLPE - Consigliere
Dott Raffaele MAROTTA - Consigliere
Dott Rafaele CORONA - Rel. Consigliere
Dott. Francesco CRISTARELLA ORESTANO - Consigliere
 
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso inscritto al n. 5485 per l'anno 1990 proposto da

IL CONDOMINIO, GENOVA, in persona dell'amministratore in carica G. G., domiciliato elettivamente in Roma, presso lo studio dell'avv. E. R., che lo difende per procura speciale in calce al ricorso assieme all'avv. M. P. del doro di Genova.
Ricorrente
 
contro
 
C. F., elettivamente domiciliato in Roma, presso lo studio dell'avv. M. C., che lo difende per procura speciale redatta in margine al controricorso assieme all'avv. L. S. del foro di Genova.
Controricorrente
 
e
IL PUBBLICO MINISTERO, in persona del sostituto procuratore generale dott. Fabrizio Amirante.
Intervenuto per legge
Per la cassazione della sentenza della Corte d'Appello di Genova 30 giugno-18 luglio 1989.
Alla pubblica udienza del giorno 11 dicembre 1992, sentito il relatore, i difensori delle parti, i quali hanno concluso rispettivamente per l'accoglimento e per il rigetto del ricorso, ed il Pubblico Ministero, il quale ha chiesto l'accoglimento dei motivi 2, 3 e 4 del ricorso ed il rigetto del primo motivo, la causa si assegna a decisione.

Svolgimento del processo
 
Con citazione 31 luglio 1985, Francesco Cattanei convenne, davanti al Tribunale di Genova, il condominio dell'edificio in Genova, via Peschiera 19, in persona dell'amministratore in carica.
Espose di essere proprietario di un appartamento al piano terreno dell'edificio e che, nella riunione del 22 luglio 1985, l'assemblea dei condomini, convocata al fine di deliberare sulle spese di potatura di alcuni alberi di alto fusto, ubicati nel giardino annesso all'appartamento al primo piano di sua proprietà, modificando la prassi costante, secondo cui le spese venivano interamente sostenute dalla generalità dei condomini, aveva stabilito di imputarne una quota a suo carico, nella qualità di proprietario dell'appartamento al piano terreno.
Domandò, tra l'altro, l'annullamento della deliberazione.
Il Condominio, ritualmente costituito, chiese il rigetto della domanda, osservando che, con atto pubblico 22 dicembre 1964 ricevuto dal notaio Masnata, Cattanei aveva acquistato l'appartamento al piano terreno con una zona destinata a giardino, recintata e chiusa dal cancello, sul quale insistevano gli alberi di alto fusto; che nessun rilievo assumeva il fatto che nel passato il condominio si fosse addossato tutte le spese di potatura; che la delibera impugnata era favorevole a Cattanei, in quanto il condominio si era assunto il 75% delle spese.
Con sentenza 28 settembre 1988, il Tribunale respinse le domande proposte dall'attore, che condannò alla rifusione delle spese in favore del condominio. Giudicando sulla impugnazione proposta da Cattanei, la Corte d'Appello di Genova, con sentenza 30 giugno -18 luglio 1989, in accoglimento dell'appello annullò la deliberazione dei condomini dell'edificio di via Peschiera 19, assunta il 22 luglio 1985 e dichiarò interamente compensate le spese di entrambi i giudizi.
Propone ricorso per cassazione il condominio di via Peschiera; resiste con controricorso Francesco Cattanei.

Motivi della decisione
 
1. - A fondamento del ricorso si deducono quattro motivi:
a) La nullità della sentenza o del procedimento, per violazione degli artt. 354, 111 e 102 cod. proc. civ., in relazione all'art. 360 n. 4 dello stesso codice.
Il giudice d'appello avrebbe dovuto riconoscere d'ufficio che nel giudizio di primo grado erroneamente non era stato integrato il contraddittorio nei confronti dei singoli condomini, in quanto il condominio Cattanei aveva richiesto che venisse accertata la proprietà comune delle alberature di alto fusto, che sorgevano nel giardino.
b) La violazione e la falsa applicazione dell'art. 1131 comma 2 cod. civ., in relazione all'art. 360 n. 3 cod. proc. civ., perché dovendosi accertare la proprietà comune o esclusiva di talune cose, non sussisteva la legittimazione passiva dell'amministratore.
c) La violazione e la falsa applicazione degli artt. 934, 956 e 1117 cod. civ., in relazione all'art. 360 n. 3 cod. proc. civ. La appartenenza delle piantagioni al proprietario del suolo, in virtù del principio dell'accessione statuito dall'art. 934 cod. civ., nella specie non è derogata dal titolo, tant'è che il regolamento condominiale di natura contrattuale elenca numerose (ed anche insignificanti) parti comuni, ma non fa menzione degli alberi di alto fusto insorgenti nel giardino di Cattanei.
d) La omessa, l'insufficiente e la contraddittoria motivazione ex art. 360 n. 5 cod. proc. civ. La sentenza impugnata omette di esaminare l'atto di acquisto ed il regolamento condominiale "confondendo il regime giuridico della proprietà con la imputazione degli oneri di manutenzione".
I motivi vanno esaminati secondo il loro ordine logico e, in ragione della loro connessione, congiuntamente.
2. - Dalla sentenza della Corte d'Appello risulta essere incontroverso che, con l'atto pubblico ricevuto il 22 dicembre 1964 dal notaio Masnata, il condominio Francesco Cattanei ebbe ad acquistare, in proprietà esclusiva, la zona di giardino attigua alla sua unità immobiliare, nella quale allora insistevano gli alberi di alto fusto (che attualmente vi insistono). In difetto di espressa pattuizione derogatoria contenuta nel negozio di acquisto, o nel regolamento contrattuale del condominio, nonostante la astratta possibilità contraria, nella specie trova senz'altro applicazione l'art. 934 cod. civ., secondo cui, in virtù del principio dell'accessione e per effetto dell'avvenuta incorporazione, le alberature appartengono, in proprietà esclusiva, al proprietario del suolo.
3. Definita la questione preliminare circa la appartenenza degli alberi di alto fusto incorporati nel giardino di Francesco Cattanei; appurato che gli alberi appartengono in proprietà esclusiva al condominio Francesco Cattanei, nondimeno al fabbricato essi offrono una considerevole utilità: essi concorrono a costituire quel particolare bene giuridicamente tutelato, che si designa con l'espressione di "decoro architettonico dell'edificio".
L'asserto si fonda su due categorie concettuali comunemente recepite: a) la concezione del bene giuridico non come cosa materiale, ma come utilità tutelata in relazione agli interessi, che vi afferiscono; b) la configurazione dei nuovi strumenti di tutela concernenti la utilizzazione delle risorse, i quali non implicano lo jus excludendi e non si esauriscono con la proprietà (e con i tradizionali diritti reali frazionari).
Avuto riguardo al testo dell'art. 810 cod. civ., la nozione di cosa - che è pregiudicata, neutra e costituisce il mero supporto materiale e di fatto - si distingue dal concetto di bene giuridico, il quale nase in virtù della qualificazione e designa l'attribuzione della tutela giuridica ad una certa entità. La cosa rileva come bene giuridico solo in quanto giuridicamente qualificata.
Orbene, la qualifica di bene giuridico si assegna a determinate entità non in ragione della loro esistenza, materiale e di fatto, ma in quanto sulle medesime incidono gli interessi umani, ai quali l'ordinamento ritiene di conferire una certa tutela. L'entità materiale e di fatto si considera dal diritto come bene in senso giuridico in ragione dell'utilità e, quindi, dell'interesse. Il diverso regime, cui i beni vengono assoggettati, non dipende dalle caratteristiche materiali e di fatto, ma dal differente modo di operare della qualificazione giuridica che, come punto di incidenza, assume l'utilità. Segue che con riferimento ad una cosa unica - ad un'unica entità materiale e di fatto - da cui provengono utilità differenziate, l'ordinamento può individuare distinti beni giuridici, i quali diventano oggetto di diritti diversi. La cosa, dunque, non acquista rilievo per la sua consistenza materiale e di fatto, ma in quanto costituisce bene giuridico individuato dalla qualificazione.
Dalle osservazioni svolte non deriva, di certo, che le piante di alto fusto possano formare oggetto, ad un tempo, di proprietà esclusiva e di comunione. Gli alberi di alto fusto, in quanto forniscono utilità differenziate al proprietario esclusivo del suolo e, ad un tempo, ai titolari delle unità immobiliari dell'edificio condominiale, formano oggetto di interessi distinti. L'interesse che riguarda l'intero edificio viene assunto sul piano formale come componente di quel particolare bene giuridico, costituito dal decoro architettonico dell'edificio tutelato direttamente dalla legge (art. 1120 comma 2 cod. civ.).
4. - Nell'ordinamento vigente, accanto al vincolo di destinazione originato dall'intervento dello Stato nella disciplina del godimento e della disponibilità dei beni, come eccezionale limitazione alla pienezza dei poteri del proprietario (cfr. R.D.L. 29 maggio 1946, n. 452 n. 16; L. 12 marzo 1968, n. 326; L. 22 ottobre 1972, n. 35), si ammettono i vincoli di destinazione convenzionali, i quali trovano la fonte negli atti di autonomia privata.
Il vincolo di destinazione costituisce una situazione giuridica intesa a conservare la destinazione convenzionale impressa ai beni.
Alla proprietà esclusiva degli alberi di alto fusto, facente capo a Francesco Cattanei, proprietario del terreno, accede il vincolo della destinazione delle stesse piante a vantaggio dell'edificio. Per il proprietario, gli alberi presentano la utilità consueta e tradizionale (i frutti, l'ombra, etc.), mentre per il condomini l'utilità consiste, specificamente, nel formare un elemento ornamentale, che concorre - come s'è detto - a costituire in modo indissolubile il decoro architettonico dell'edificio.
L'edificio fu fabbricato in modo da inserire, valorizzare e salvaguardare la funzione estetica delle piante secolari, perché i balconi furono costruiti per utilizzare le piante come elemento ornamentale. In conformità a quanto previsto nel progetto allegato all'atto di acquisto dell'area in data 28 agosto 1961, "gli alberi furono organicamente inseriti nella struttura dell'edificio, mediante la sagomatura dei balconi esterni attuata in guisa tale da contornarli ed avvolgerli". Con la conseguenza che, se le alberature venissero a mancare, ne risulterebbe deturpato l'aspetto architettonico dell'edificio.
Ciò significa che, nel momento stesso in cui ciascun partecipante ebbe ad acquistare un appartamento nel fabbricato, venne a far parte del condominio di un edificio, che incorporava gli alberi di alto fusto come elemento ineliminabile del suo decoro architettonico, al cui rispetto ed al cui mantenimento, come bene comune, tutti i partecipanti sono tenuti. (Lo stesso ricorrente, del resto, ri conosce che nel regolamento condominiale nulla si die in merito alle alberature: ciò significa che il regolamento contrattuale non contiene alcuna disposizione in deroga rispetto alla configurazione del decoro architettonico, di cui agli alberi costituiscono elemento essenziale.
5. - Stabilito che gli alberi di alto fusto appartengono in proprietà esclusiva al condominio Francesco Cattanei e che, tuttavia, sono componenti essenziali del decoro architettonico dell'edificio, che è bene comune tutelato dalla legge, segue che alle spese della potatura, evidentemente funzionale alla conservazione di tale decoro, i partecipanti al condominio indistintamente sono obbligati a contribuire, come esattamente ha deciso la Corte d'Appello.
Ciò posto, si risolvono agevolmente le altre questioni sollevate con il ricorso (supra al punto 1). Il problema della integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i condomini si supera considerato che - in definitiva - si discute della ripartizione delle spese per il godimento e per la conservazione del bene comune (qual'è il decoro architettonico), materia per la quale, ai sensi del collegato disposto degli artt. 1130 e 1131 cod. c iv, all'amministratore è riconosciuta la legittimazione passiva. La questione concernente l'appartenenza degli alberi, per la verità, si presenta non come questione pregiudiziale, da decidere, con efficacia di giudicato, in via autonoma, ma come mero antecedente logico da utilizzare incidenter tantum. D'altra parte, il condominio non ha interesse a dedurre in questa sede - e questo Collegio non ha quindi il potere di rilevare - che una decisione sul punto con efficacia di giudicato sia stata richiesta da Cattanei in prime cure, posto che questi nessuna doglianza ha sollevato al riguardo.
6. - A norma dell'art. 384 comma 2 cod. proc. civ., fermo restando il dispositivo, la motivazione della sentenza impugnata deve essere corretta, nell'ambito delle questioni sollevate, con gli argomenti svolti sopra.
Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese processuali.
 
PQM
 
La Corte:
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese processuali, che liquida quanto alle spese vive in lire 212.200, oltre lire 1.500.000 per gli onorari.
Roma, 11 dicembre 1992.